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robe di avvocati
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anobii
lunedì, 22 settembre 2008
Avete criticità? Fronte mio non è un task mandatorio.
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sabato, 20 settembre 2008

ieri, corridoio davanti al mio ufficio.
account director e due creativi al lavoro su una gara per un noto brand di superlusso.
uno dei due creativi: "be', in termini di identità di prodotto non dobbiamo dimenticare che 'anello' è un vezzeggiativo di 'ano'".

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lunedì, 28 luglio 2008
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venerdì, 18 aprile 2008
nel pieno (vabbè, abbastanza pieno) possesso delle mie facoltà mentali e senza che alcuno mi ci costringesse, ho appena scritto la seguente frase: "Supportare con dati analitici e quali-quantitativi attività di comunicazione non convenzionale sulle quali i clienti potrebbero essere meno confident."
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martedì, 15 aprile 2008
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giovedì, 03 aprile 2008

Outlook. La visualizzazione è quella del calendario settimanale. Il mio sguardo è fisso da almeno dieci minuti sulle 15:00 di mercoledì, all'incirca al centro dello schermo. Nella zona semiperiferica del mio campo visivo – più o meno il correlativo percettivo della Stazione Centrale rispetto a piazza Cavour – intravedo gli appuntamenti di ieri e domani, il cui scopo ultimo (al di là della messinscena delle più raffinate tecniche di dominanza e prevaricazione da parte del più adatto alla darwiniana prosecuzione della duellante specie manageriale) è trovare il modo di convincere degli sconosciuti a scommettere forsennatamente online e ad assumere per via tendenzialmente orale prodotti che nel migliore dei casi sono patentemente inutili. Una parte vagamente attiva del mio encefalo mi fa notare come curiosamente tutto ciò non mi titilli i centri del piacere ma nemmeno mi crei il benché minimo problema morale. Ancora più in là, nella via Gluck del mio sguardo, immagino più che vedere i fantasmi delle riunioni dell’altrieri e di dopodomani. Lentamente, nell'immobilità della stanza e del mio sguardo, la casella di ogni singolo evento assume senso accostandosi alle altre nel comporre una matrice apparentemente casuale che emana però l’inconfondibile aroma apocalittico di sclerosi, decadimento, decomposizione, dissoluzione e – in ultima analisi – decesso della mia coscienza, della cultura occidentale e (diciamocelo) del senso in sé.

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sabato, 29 marzo 2008
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martedì, 04 marzo 2008
L'Associated Press mi fa sapere in questo momento che (cito testualmente) "Jamaica is considering the legalisation of marijuana". Pare che prossimamente la Svezia prenderà in considerazione la possibilità di depenalizzare la detenzione per uso personale di modiche quantità di legno di pino e aneto.
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venerdì, 22 febbraio 2008
oh, cazzo! ho appena pronunciato la frase: "adesso, visto che l'hai voluta pasticciare, finché non hai mangiato quella roba non ti alzi da tavola." oh, cazzo!
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sabato, 16 febbraio 2008
nina mi assilla da giorni con questa cosa che si vuole fare le treccine come le bimbe dell'honduras.
mi informo.
costa un capitale.
io non ho un centesimo. (per dire, la mia sopravvivenza nel corso di questo ultimo mese è dovuta perlopiù a un tot di euri magicamente comparsi dentro un cassetto dove avevo dimenticato di averli messi.)
ma questo, si sa, non mi ha mai fermato.
prendo appuntamento dalle treccinatrici senegalesi.
teniamo nascosta la cosa alla mamma, che nina le vuole fare una sorpresa domenica mattina.
sabato mattina ci svegliamo, ci vestiamo, facciamo per uscire e nina mi dice:
"sai, papà, io avrei cambiato idea. è che a me non piacciono i cambiamenti. neanche quelli che mi piacciono. che poi magari invece dopo erano brutti."
e allora ce ne andiamo a onorare le feste nell'unico tempio venerato da nina, il museo di storia naturale. in motorino traccio un primo bilancio mentale della mattinata: una piccola coltellata al fianco in cambio di un centinaio di euro risparmiati. neanche malaccio, alla fine.
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martedì, 12 febbraio 2008
ho appena scoperto che mi hanno rubato la bici.
di nuovo.
minchia.
e un po' anche vaffanculo, va.

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martedì, 05 febbraio 2008
il fuoco. i rami che si spezzano e stillano sangue. fiumi di lacrime, merda e fiele. corpi dolenti che spingono corpi dolenti che spingono corpi dolenti. ferite che non cessano mai di aprirsi. bubboni suppuranti. ecco, secondo me sono tutte stronzate, caro lettore. sì, perché io so com'è l'inferno. lo so per davvero. l'inferno è così:

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sabato, 02 febbraio 2008
nina, subito prima di addormentarsi: "sai, papà, dentro il mio cervello c'è un omino che quando va a dormire stacca lo scotch che tiene attaccato il cervello alla testa, così il cervello poi sbatte qua e là ed escono fuori i sogni."
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venerdì, 25 gennaio 2008
sì sì va bene sarà anche da sfigati fare i post che parlano delle chiavi di ricerca che vuole dire che non hai proprio niente da dire (come se fosse una novità, tra l'altro) ma da voi è mai arrivato qualcuno digitando in google "devo avere una anestesia locale devo rimuovere lo smalto?".
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giovedì, 24 gennaio 2008
ecco, scrivere adesso proprio no, è troppa fatica.
però guardatevi questi due.
non so nemmeno chi siamo e ovviamente non fanno niente di spettacolare, però ballano un tango che si avvicina molto al mio tango preferito, quello che lo guardi e pensi: "¡che, que cadencia!"

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giovedì, 03 gennaio 2008
la marmellata di liquirizia fa fare la cacca nera.
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venerdì, 21 dicembre 2007
ieri sera avevo la tosse. e il maldigola. e la febbre, anche se il termometro si ostinava a dirmi che non era vero, che avevo solo trentasette. avevo la febbre. e allora ho fatto una cosa che non faccio mai. ho acceso il televisore. c'era il caimano. ora, a me moretti non è che piaccia 'sto granché. a parte quel film la che gli moriva il figlio, che non mi ricordo come si intitolava ma era una roba straziante. il caimano invece faceva abbastanza cagare. però. non è questo il fatto. il fatto è che c'era margheritabuy™. e margheritabuy™ era separata. e margheritabuy™ separata piangeva. e margheritabuy™ separata piangeva perché le avevano tagliuzzato il golfino da margheritabuy™ separata che piange. that's metalinguaggio, cazzo.
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lunedì, 17 dicembre 2007
Il bello è che c’è sempre qualcuno pronto a dirti che va là, che sapessi lui, che ti invidia, che – fidati – stai meglio tu.
Gli dici che ti piacerebbe andare via qualche giorno per natale ma non hai un soldo in tasca e lui ti dice massì guarda che è meglio così poi dove vuoi andare che ovunque ti giri è pieno di imbecilli con i bambini che urlano e le commesse con l’orologio biologico tatuato in fronte e la data di scadenza nascosta tra le chiappe e i veronesi che ballano la sigla del villaggio e le cubane che per essere belle sono belle ma ti mettono una tristezza addosso.
Gli dici che certe notti ti svegli all’improvviso con un branco di rinoceronti che ti pogano sul petto e lui ti dice figurati io mi sveglio sempre accanto alla stessa donna che lo voglia o no tutti i giorni e ci sono i giorni che la cosa sarebbe anche sopportabile ma anche quelli che proprio no e la ammazzeresti di legnate soltanto perché esiste e allora vuoi mettere i tuoi rinoceronti?
Gli dici che ci sono i momenti che a startene tutto il giorno davanti al computer mentre le parole di qualcun altro e le tue fanno la lotta ti senti solo e disarmato e senza reti di sicurezza ed esposto a tutti i venti e lui figurati guarda che tu mica te lo ricordi com’è dentro un’azienda che io sì è vero mi pagano uno strafotto di cazziglioni di triliardi di euro e ho una cinquantina di servi pronti a scattare a ogni mio ordine e tre segretarie che hanno imparato a memoria tutte le coreografie di martha graham e le mettono in scena per rilassarmi quando sono un po’ nervoso e metà azienda mi vorrebbe portare a letto e l’altra metà a giocare a golf e c’è anche chi vorrebbe scoparmi nelle pause tra una buca e l’altra ma poi è una tale rottura avere sempre tutta quella gente attorno sempre pronta a esaudire ogni tuo desiderio.
E allora tu ti metti lì, ci pensi un po’ sopra e poi te ne vieni fuori con questa storia che da piccolo eri andato a sciare a san valentino (inteso come posto, non come giorno) e mentre aspettavi a fondo valle di prendere lo skilift a un tizio una cinquantina di metri più a monte è partito uno sci che ha preso il volo e vibrando come un giavellotto e fischiando come un cacciatore di anatre ti è atterrato dritto tra le gambe, ti ha staccato di netto pene e testicoli e li ha conficcati nella neve e che tu allora ti sei voltato e hai guardato per terra e hai visto queste tre cosette di carne al centro di una macchia rossa che si stava allargando e che da allora a) non sei più andato a sciare, b) non ti sei mai mostrato in pubblico in costume e c) non hai mai più mangiato polpette al sugo. E lui – quasi verde d’invidia – ti dice non ti sei perso niente che comunque dopo avere scopato si diventa sempre un po’ tristi e poi sapessi i figli che responsabilità.
E allora ammettilo, no? Bastano tre parole. Non so perdere.
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venerdì, 14 dicembre 2007
che poi magari già non sei di buon umore e ti capita di tradurre un libro dove si dicono cose così: "Mentre il corpo decade ineluttabilmente (la mente l’ha già fatto da un pezzo, ma chi se ne frega?) l’infantilismo perpetuo si occupa di nascondere i reumatismi, la presbiopia, i dolori, le rughe, le carni flaccide. Mentre le opportunità vanno scemando (pilotiamo tutti quanto le nostre vite in una nebbia fitta senza atterraggi sicuri in vista, con le vie di fuga che ci si chiudono alle spalle) l’infantilismo perpetuo ci offre una facile illusione di spiritualità prêt-à-porter, automiglioramento, angeli e dee. Mentre il tempo scivola via smerciando l’elemosina dei suoi quanti irreversibili, l’infantilismo perpetuo ci offre l’orologio da polso perfetto: antiurto, antimagnetico, resistente all’acqua, un moto perpetuo che dice tutto di noi a parte un’unica intollerabile verità: che siamo tutti destinati all’oblio, tic tac tic tac."
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venerdì, 14 dicembre 2007
un settimanale in vendita da ieri in tutte le edicole del regno, parlando di un libro che ho tradotto, mi ha definito (a me, eh, non alla traduzione) "mirabolante". Così, tanto per tirarmela.
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mercoledì, 12 dicembre 2007
mi chiedevo: quando vado dall'urologo e lui mi dice che - visto che soffro di calcolosi renali - devo bere molta acqua, nel computo generale si può tenere conto del ghiaccio dei mojito?
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lunedì, 10 dicembre 2007

A proposito di lingue altre, traduzioni e cose così, sono inciampato in questi giorni in una frase in congolese antico (citata da Jan Van Wing in Etudes Bakongo, sociologie, religion et magie, Desclée de Brouwer, Bruges 1959) che mi riprometto di imparare a memoria e utilizzare alla fine di una tanda la prossima volta che vado a ballare: "E, mbari ndumba, bu uwanda disanga". La traduzione letterale è: "Ehi, bella donna, balli in modo davvero invitante".

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sabato, 08 dicembre 2007

io per esempio faccio spesso quello un po' così, distaccato, no?, perché è poco chic dire che in fondo il tuo lavoro ti piace. che è vero, i tempi sono spesso disumani e ancora di più lo sono i pagamenti, però ti piace quella cosa di prendere una roba che qualcuno ha pensato in una lingua e farla diventare bella anche nella tua. che a volte è praticamente impossibile. ti faccio un esempio. io sono anni che - quando capita (ma non è vero: quando sono nell'umore, che generalmente non è mai un buon umore) - lavoro alla traduzione di una canzone che ritengo assolutamente intraducibile. nel senso che sì, ovviamente si possono prendere le parole e farle diventare comprensibili a un italiano. e sì, mettendo insieme le parole si possono anche infilare delle frasi di senso compiuto che abbiano un suono accettabile. e però poi questa canzone (che è bellissima, di quella bellezza tanto ovvia che un po' ti vergogni a dire che è bella, come - chessò - la bellezza dell'olympia di manet o dei notturni di chopin, che saranno anche roba da spot per tv locali, ma scrivile tu, delle cose così, e poi ne riparliamo, eh?) questa canzone, dicevo, ha dentro cose che sono troppo per farle diventare qui (mi spiego? no, vero? e vabbè), soprattutto in quegli ultimi quattro versi, quel finale struggentissimo e leggerissimo e pesante come un'incudine, che - davvero, questa volta - è assolutamente intraducibile non perché non ci siano in italiano le parole per dire quella cosa, ma perché quella cosa è perfetta così e dirla in qualsiasi altro modo è accontentarsi di qualcosa di meno e io mica sono un traduttore di quelli che fanno finta di essere modesti, io voglio che la mia traduzione sia bella almeno quanto l'originale. e allora togli tutti i congiuntivi, poi ce li rimetti, giri le frasi e le rigiri, ci metti dentro delle parole che poi ti sembrano troppo e poi troppo poco e poi le togli e poi le rimetti ancora e insomma questo, per il momento, è il meglio che io sia riuscito a fare. ah, una cosa: non si accettano suggerimenti (né tanto meno - dio non voglia - consigli).

signori e signore: chelsea hotel #2

Mi ricordo bene di te, al Chelsea Hotel, / mi dicevi cose così coraggiose e così dolci / e me lo prendevi in bocca sul letto sfatto, / con le limousine che aspettavano giù in strada. / Le ragioni erano quelle e quella era New York / e noi stavamo dietro ai soldi e alla carne / e chi campava di canzoni lo chiamava amore, / e magari quelli che sono rimasti lo fanno ancora.
Ma tu te ne sei andata, vero? / Hai voltato le spalle alla folla e via, / te ne sei andata, e non ti ho mai sentita dire una volta / ho bisogno di te, non ho bisogno di te, / ho bisogno di te, non ho bisogno di te / e tutte quelle altre stronzate.
Mi ricordo bene di te, al Chelsea Hotel, / eri famosa, il tuo cuore era leggenda. / Mi ripetevi che gli uomini li preferivi belli / ma per me avresti fatto un’eccezione. / E poi stringevi il pugno per quelli come noi, / schiacciati dall’idea di bellezza, / ti facevi e dicevi: “Ma chissenefrega, / saremo anche brutti, ma abbiamo la musica.”
E poi te ne sei andata, vero? / Hai voltato le spalle alla folla e via, / te ne sei andata, e non ti ho mai sentita dire una volta / ho bisogno di te, non ho bisogno di te, / ho bisogno di te, non ho bisogno di te / e tutte quelle altre stronzate.
Non dico di averti amata più di quanto mi amassi tu. / Non mi interessano i conti della serva. / Mi ricordo bene di te, al Chelsea Hotel, / tutto qui, mica ti penso poi tanto spesso.
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mercoledì, 05 dicembre 2007
io e nina stiamo giocando seduti per terra. lei a un certo punto mi guarda e mi chiede: "lo sai che lavoro voglio fare da grande?" Io le dico di no e lei: "la mandala designer". oh, cazzo.
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martedì, 04 dicembre 2007
Ci siamo incontrati un paio d’anni fa, io e lei. Era amica di una mia amica, ma neanche da tanto. Un annetto o giù di lì. Però a presentarmela è stato un altro. Secondo me lei è proprio quella che fa per te, mi aveva detto. Io non è che fossi tanto convinto. Niente amore a prima vista insomma. Però mi ricordo ancora i primi giorni. La testa che girava, un misto di nausea ed euforia. Dopo un po’ le cose si sono calmate e ho iniziato davvero a capire com’era, lei. E a pensare che non avrei più voluto farne a meno. E poi se n’è andata. Anzi, diciamo le cose come stanno: l’ho mandata via io. Ormai è quasi un mese. E anche questa volta è stato un rollercoaster di ansie, sbalzi d’umore, crisi di panico, discese ardite e risalite che neanche battisti-mogol. E adesso sono tornato alla mia consueta, più-o-meno-tollerabile, normalissima infelicità. Ciao, ragazza, mi sa che mi mancherai.
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martedì, 04 dicembre 2007
che poi invece per ora i cavalieri dell'apocalisse non sono arrivati e allora io verso l'una ho avuto l'idea geniale di iniziare a vedere 1408, solo che adesso ho dovuto smettere perché mi voltavo di continuo per controllare la situazione fantasmi alle mie spalle. e a proposito di case infestate, pensavo che è abbastanza significativo che nella mia, di casa, non siano avvenuti (che io sappia) eventi particolarmente truculenti ma che però fino a qualche tempo fa ci fosse un bordello. nel senso del casino. del postribolo, insomma. per cui mi rincuoro pensando al fatto che al massimo le mie stanze possono essere infestate dagli orgasmi di qualche pensionato. e vabbè.
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lunedì, 03 dicembre 2007
che poi a volte basterebbe capire qualcosa di aleuromanzia, di alfitomanzia, di antracomanzia, o magari di aritmanzia o astragalomanzia. senza arrivare alla capnomanzia, alla ceraunoscopia, alla ceromanzia, alla coscinomanzia, alla critomanzia, alla cromniomanzia o alla catoptromanzia, il domani potrebbe intimorirmi un po' meno se possedessi almeno qualche nozione di giromanzia, ittiomanzia, turifumanzia, lampadomanzia, lecanomanzia, meteoromanzia, metopomanzia, miomanzia, onfalomanzia (che come tutti sanno è l'arte di prevedere il numero di figli che avrà una donna in base al numero dei nodi nel cordone ombelicale del suo primogenito) e onimanzia. e poi quanto sarebbe bello nella vita sapersela cavare almeno un po' con la pegomanzia, la psefomanzia, la scapulimanzia, la copromanzia, la spasmomanzia, la teriomanzia, la trocomanzia e la tiromanzia?
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lunedì, 03 dicembre 2007
a coronamento di una giornata che - ebbene sì, caro lettore - potremmo tranquillamente definire di merda decido che devo buttare fuori un po' di tensione e vado a correre sulla martesana. dopo un quarto d'ora ho un calo degli zuccheri, svengo, crollo a terra, mi soccorre una signora con un cagnolino, mi accompagna a casa in auto e mi saluta dicendomi: "si riguardi, giovanotto". per questa notte mi aspetto come minimo una visita dei quattro cavalieri dell'apocalisse. incazzati.
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venerdì, 30 novembre 2007

Se non sempre riesci a conservare il controllo del tuo sfintere
(e figurati allora quello del comportamento di tua figlia)
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano (e sai benissimo che hanno ragione);
Se mentono a tuo riguardo, ma tanto l'avevi già fatto prima tu,
O se ti odiano, ma tu sostieni che quelle cose le ha fatte il tuo gemello,
E tuttavia riesci (inspiegabilmente, eh?) a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare nonostante le lenzuola sporche;
Se riesci a pensare, ma ti viene da sbadigliare dopo qualche secondo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
Ma con la Rovina ti viene meglio perché il Trionfo non si fa vedere da un po';
Se riesci a sopportare la verità che hai detto
Ma per dieci euri ritratteresti tutto;
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
Senza perdere l'aplomb necessario per una salida crusada come si deve;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio,
Ma poi ti ricordi che non ti è rimasta nemmeno una moneta per ricominciare
E allora scoppi a piangere e picchi i pugnetti sul tavolo
E implori il mazziere di rifare, che ti eri sbagliato,
Mica è valido dai per favore ti prego ti prego.

Se riesci a parlare con la folla
E convincerli che in fondo il falso in bilancio cosa sarà mai,
E a camminare con i Re senza perdere d'occhio la scollatura delle Regine,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
E riesci a non far capire a nessuno che il merito è tutto della sertralina;
Se non riesci a dire di no, e anche se lo dici non ti ascoltano,
Basterà che tu cambi idea e dica di sì, e sarai obbedito, figlio mio.

© 1910 by Rudyard Kipling
remix © 2007 by quellocheeccetera

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giovedì, 29 novembre 2007

oddio...
oddiodiodio...
oddiodiodioddiodio...
ommadonna...
oddiodiodio...
ho finito il rum.

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